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Yasmin Levy: la Voce che Custodisce un Mondo Dimenticato

Per Yasmin Levy, la musica non è semplicemente una tradizione ereditata: è memoria viva. Nel corso della sua carriera internazionale, l’acclamata cantautrice è diventata una delle più importanti voci contemporanee impegnate nella preservazione del ladino, l’antica lingua giudeo-spagnola oggi considerata a rischio di estinzione dall’UNESCO. Eppure, l’arte di Yasmin va ben oltre la semplice conservazione del patrimonio culturale. Attraverso una fusione profondamente personale di flamenco, melodie sefardite, influenze persiane e mediorientali ed emozioni mediterranee, ha creato un linguaggio musicale capace di trascendere confini, generazioni e persino le barriere linguistiche.


Parlare con Yasmin significa incontrare un’artista profondamente plasmata dall’incontro tra culture diverse. Cresciuta a Gerusalemme, ha vissuto immersa in una pluralità di comunità, religioni e tradizioni musicali che avrebbero successivamente definito il suo percorso artistico. “Sono cresciuta ascoltando ogni tipo di musica”, ha raccontato durante la nostra conversazione. “È da questo crogiolo che nasce la mia creatività.” Questa formazione ricca di stratificazioni continua ancora oggi a essere il cuore della sua identità artistica. Nella sua musica risuonano echi della Spagna, del Nord Africa, dei Balcani, del Medio Oriente e della diaspora sefardita, intrecciati attraverso una voce che si muove con naturalezza tra fragilità e intensa profondità emotiva.



Yasmin Levy. Foto: Ljubomir Dorontić.
Yasmin Levy. Foto: Ljubomir Dorontić.

 

Ciò che forse distingue maggiormente Yasmin Levy è lo straordinario legame emotivo che riesce a creare con il pubblico in ogni parte del mondo. Che si esibisca in Turchia, in Grecia, negli Stati Uniti o in Europa, Yasmin descrive il suo pubblico non in termini di nazionalità o religione, ma attraverso il sentimento condiviso. “Le mie canzoni sono pensate per unire le persone”, ci ha raccontato. “Non si può parlare di questo pubblico o di quel pubblico. Siamo tutti insieme.” Per Yasmin, la musica diventa un linguaggio capace di oltrepassare divisioni che la politica, la storia e la geografia spesso non riescono a superare.



La nuova canzone di Yasmin Levy, “Ellada Mou”.

 

Al centro del suo lavoro vi è il ladino stesso, la lingua tramandata dalle comunità ebraiche sefardite dopo la loro espulsione dalla Spagna nel 1492, durante l’Inquisizione spagnola. Oggi rimangono pochissimi parlanti nativi, rendendo ogni esibizione non soltanto un’espressione artistica, ma anche un atto di continuità culturale. Yasmin Levy sente profondamente questa responsabilità, pur affrontandola in modo spontaneo più che accademico.“Il ladino è una musica tradizionale, una lingua tradizionale”, ha osservato. “Ma può ancora vivere.”


Nel corso della nostra conversazione, Yasmin è tornata più volte sulla dimensione emotiva della sua musica, in particolare sul ruolo della tristezza e della nostalgia. “Le persone si riconoscono nella tristezza”, ha detto con riflessione. “È una lingua internazionale.” In effetti, gran parte del suo repertorio è attraversata da una qualità emotiva intensa e suggestiva, radicata nei temi dell’esilio, della perdita, della memoria e della vulnerabilità umana. Eppure la sua musica non appare mai priva di speranza. Al contrario, il dolore si trasforma in una forma di connessione, qualcosa che viene condiviso collettivamente tra l’artista e chi ascolta.


“Nella mia musica, le persone si riconoscono nella tristezza.”


Yasmin Levy. Foto: Ljubomir Dorontić.
Yasmin Levy. Foto: Ljubomir Dorontić.

 

Un momento particolarmente toccante è emerso quando Yasmin ha ricordato l’ispirazione alla base di una delle sue canzoni, Mother’s Pain, legata alla crisi dei rifugiati siriani. Dopo aver visto la fotografia, diffusa in tutto il mondo, di un giovane bambino curdo siriano il cui corpo era stato restituito dal mare dopo che la sua famiglia era fuggita dalla guerra, non riuscì più a dimenticare quell’immagine.

“Quella fotografia l’avevano vista tutti”, ha raccontato con voce sommessa. “Ma per me ha cambiato la vita.”


Da quello sconvolgimento emotivo nacque una canzone generata non dalla politica, ma dall’empatia.

Al di là del palcoscenico, Yasmin Levy ricopre anche il ruolo di Ambasciatrice di Buona Volontà per l’organizzazione Children of Peace, sostenendo il dialogo interculturale e la comprensione reciproca attraverso la musica. Per molti aspetti, questo riflette perfettamente lo spirito che anima l’intera sua carriera. Il suo lavoro non riguarda soltanto la preservazione di una lingua in via di scomparsa o il recupero della tradizione sefardita; riguarda la creazione di ponti emotivi tra culture che altrimenti forse non si incontrerebbero mai.


In un’epoca in cui l’identità viene spesso ridotta a divisioni ed etichette, Yasmin offre qualcosa di molto più umano. La sua musica ricorda agli ascoltatori che il patrimonio culturale può restare vivo senza rimanere prigioniero del passato e che le emozioni — a differenza delle lingue — non hanno bisogno di traduzione.

 

Yasmin Levy. Foto: Ljubomir Dorontić.

I fan in tutta Europa e negli Stati Uniti avranno inoltre l’opportunità di assistere dal vivo alle esibizioni di Yasmin Levy durante il suo tour internazionale, che proseguirà nel corso del 2026. I lettori possono consultare le prossime date del tour, acquistare gli album e scoprire la sua musica attraverso il sito ufficiale di Yasmin Levy, dove vengono regolarmente pubblicati aggiornamenti sulle nuove uscite discografiche e sui concerti internazionali.

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