L’architettura dell’emozione: Nelia Ross Su Musica, Memoria e Significato
- Vincent Laroche
- 26 apr
- Tempo di lettura: 10 min
La tua biografia ti descrive come cantante, cantautrice, compositrice, pianista, conduttrice televisiva, produttrice e fondatrice di Biscroma Records LLC. Come vedi questi molteplici ruoli artistici nel contribuire a una voce o a una missione musicale unitaria?
Nelia Ross: Ogni ruolo che ho abbracciato — come cantante, compositrice, produttrice o fondatrice — ha ampliato e approfondito la mia comprensione della musica come un linguaggio completo.
Esibirmi mi permette di entrare in connessione emotiva con il pubblico in tempo reale, mentre la composizione e la scrittura mi offrono lo spazio per plasmare quell’emozione dall’interno verso l’esterno.
Produrre e guidare Biscroma Records mi ha insegnato a proteggere l’integrità artistica, muovendomi nell’industria con chiarezza e senso di direzione.

Piuttosto che frammentare la mia voce, questi ruoli mi hanno aiutata ad affinarla. Mi permettono di avvicinarmi alla musica non solo come suono, ma come architettura, in cui ogni nota, ogni parola e ogni scelta sostengono una struttura emotiva più ampia. La mia missione è sempre stata quella di creare opere che risuonino profondamente e che durino nel tempo, e ogni aspetto del mio percorso contribuisce a questo obiettivo.
Il Semiquincentenario americano (250° anniversario) rappresenta un’opportunità per gli artisti di riflettere su identità nazionale, memoria e cultura. Prenderesti in considerazione la partecipazione a eventi o commissioni legati a Promise of US? In tal caso, come tradurresti l’idea della storia o dell’eredità americana in musica, temi o performance?
Nelia Ross: Prenderei assolutamente in considerazione la partecipazione a eventi legati a Promise of US. Traguardi come il Semiquincentenario ci invitano a fermarci e riflettere — non solo sulla storia, ma anche sui fili emotivi e culturali che definiscono una nazione. Come interprete e compositrice, sono naturalmente attratta da momenti che portano con sé una risonanza sia personale che collettiva.
Se dovessi tradurre la storia americana in musica, mi concentrerei su temi come la resilienza, la reinvenzione e la pluralità di voci che ne definiscono l’identità.Questo potrebbe significare reinterpretare melodie tradizionali americane attraverso arrangiamenti contemporanei, oppure comporre opere originali che rendano omaggio allo spirito di migrazione, innovazione e speranza. Mi interesserebbe anche curare performance capaci di mettere in dialogo generi e generazioni diverse, unendo influenze classiche, jazz e popolari, per riflettere la natura stratificata del patrimonio musicale del paese.
In definitiva, credo che la musica abbia il potere di unire ed elevare. Partecipare a una commemorazione nazionale sarebbe un’opportunità per contribuire a questo dialogo con sincerità e profondità.
Il tuo stile musicale attraversa opera, pop e songwriting. Come potrebbe chiedere uno storico: in che modo gestisci la tensione tra tradizione (tecnica classica, formazione vocale) e innovazione (linguaggi pop, sonorità contemporanee) nel tuo lavoro?
Nelia Ross: Vedo tradizione e innovazione non come forze opposte, ma come strumenti complementari.
La tecnica classica mi offre una solida base vocale — controllo del respiro, risonanza, fraseggio — che mi permette di muovermi con sicurezza tra i generi. È ciò che mantiene la voce sana ed espressiva, che io stia cantando un’aria o una ballata contemporanea.

Quando lavoro in ambito pop o crossover, adatto quella tecnica per rispondere al tono emotivo e alla tessitura sonora del brano. Questo può significare modificare l’impostazione vocale, intervenire sul vibrato o regolare le dinamiche, per adattarsi a un contesto più intimo o guidato dal ritmo. Collaboro inoltre a stretto contatto con arrangiatori e produttori per modellare il suono in modo autentico, sempre in linea con l’essenza del pezzo.
In definitiva, lascio che sia la musica a guidarmi. Se la storia richiede chiarezza e forza, attingo alla mia formazione operistica; se invece chiede vulnerabilità o immediatezza, mi affido a un approccio più contemporaneo. L’obiettivo resta sempre una comunicazione autentica, e avere una solida base tecnica mi permette di fare queste scelte con consapevolezza e flessibilità.
In conclusione, l’equilibrio tra tradizione e innovazione è una pratica attiva: la tecnica dà stabilità allo strumento, l’intenzione artistica orienta l’espressione e una produzione consapevole permette a questi due linguaggi di dialogare tra loro. Il risultato dovrebbe apparire inevitabile all’ascoltatore — chiaro, autentico e profondamente fedele alla musica.
Nei tuoi progetti passati, in che modo hai integrato riferimenti culturali o storici, sia legati alle tue radici italiane sia nelle tue collaborazioni musicali interculturali? Ci sono narrazioni storiche — americane, europee o globali — verso cui senti una particolare affinità e che ti piacerebbe raccontare attraverso la musica?
Nelia Ross: I riferimenti culturali e storici hanno sempre influenzato le mie scelte musicali, a volte in modo sottile, altre in maniera più esplicita. Le mie radici italiane incidono naturalmente sul fraseggio, sul senso della melodia e sull’approccio emotivo all’interpretazione. Che si tratti di interpretare una canzone napoletana o di attingere alla tradizione operistica, porto sempre con me un legame profondo con la lingua, la storia e il colore vocale.
Nelle collaborazioni interculturali, sono particolarmente attratta da progetti che esplorano temi emotivi condivisi oltre i confini — amore, esilio, resilienza, trasformazione. Ho lavorato con artisti provenienti da tradizioni diverse per trovare un terreno comune nel repertorio, negli arrangiamenti e nella narrazione. È proprio in questi momenti che la musica diventa un ponte, non solo tra generi, ma tra storie.

Per quanto riguarda le narrazioni storiche, sono particolarmente interessata alle storie di donne le cui voci sono state trascurate o silenziate — nei salotti europei, nei jazz club americani o nei movimenti globali. Raccontare queste storie attraverso la musica mi sembra al tempo stesso attuale e senza tempo.
Trovo inoltre grande ispirazione nelle narrazioni legate alla migrazione, in cui la musica diventa spesso un veicolo di memoria, identità e speranza che attraversa le generazioni.
Molti compositori e interpreti sostengono che l’arte contribuisca a plasmare la memoria collettiva. Secondo te, una performance musicale può essere considerata un atto di storia pubblica? In tal caso, come progetteresti uno spettacolo capace di invitare il pubblico a riflettere sul passato?
Nelia Ross: Sì, credo assolutamente che una performance musicale possa costituire un atto di storia pubblica. La musica ha una capacità unica di trasmettere verità emotive, evocare la memoria e dare voce a storie che altrimenti rischierebbero di rimanere astratte o dimenticate. Se concepito con intenzione, un concerto può diventare un archivio vivente, capace di invitare il pubblico non solo a ricordare la storia, ma a sentirla.
Per favorire la riflessione, progettarei un programma capace di bilanciare risonanza emotiva e chiarezza storica. Ciò potrebbe includere un repertorio proveniente da epoche o comunità specifiche, affiancato da introduzioni parlate che contestualizzino ogni brano nel suo momento storico. Prenderei inoltre in considerazione l’integrazione di materiali d’archivio — testi, lettere, testimonianze o poesie — come parte della performance o intrecciati nella messa in scena.
L’obiettivo sarebbe creare uno spazio in cui gli ascoltatori possano entrare in relazione personale con narrazioni più ampie. Che si tratti di una canzone che riecheggia un momento di resistenza o di una melodia che ha attraversato confini portando con sé speranza, ogni elemento verrebbe scelto per approfondire la comprensione e stimolare il dialogo.
In questo senso, la performance non è solo intrattenimento, ma diventa una forma di memoria.
In qualità di artista che produce e pubblica musica attraverso la propria etichetta, Biscroma Records, come riesci a bilanciare la sostenibilità commerciale con l’integrità artistica, soprattutto quando affronti temi legati alla storia o all’identità nazionale?
Nelia Ross: In Biscroma Records considero ogni progetto sia come un’offerta artistica sia come una pubblicazione strategica. L’integrità artistica nasce dalla chiarezza dell’intenzione — da ciò che l’opera vuole evocare, rappresentare o apportare al panorama culturale. È questa chiarezza a guidare ogni scelta, dal repertorio ai collaboratori, dallo stile produttivo al formato di distribuzione.
Quando lavoro su temi come la storia o l’identità nazionale, sono particolarmente attenta a come la musica verrà percepita da pubblici diversi. Non semplifico il contenuto per renderlo più accessibile, ma ne curo la presentazione affinché resti comprensibile senza perdere profondità. Questo può tradursi nella pubblicazione di un singolo che introduca un progetto più ampio, nella costruzione di un immaginario visivo che accompagni l’arco emotivo dell’opera, oppure nella collaborazione con istituzioni capaci di contestualizzare il lavoro.

La sostenibilità commerciale, per me, non significa inseguire le tendenze, ma creare percorsi attraverso cui la musica possa circolare in modo significativo. Questo include:
- Strategia di formato — scegliere se un brano esprime al meglio il proprio potenziale come performance dal vivo, registrazione in studio, cortometraggio o formato ibrido.
- Mappatura del pubblico — individuare gli ascoltatori che possono entrare in risonanza con l’opera a livello emotivo, culturale o intellettuale, e progettare la comunicazione di conseguenza.
- Allineamento collaborativo — lavorare con artisti, produttori e spazi che comprendano la portata del progetto e condividano un impegno verso profondità e autenticità.
- Distribuzione in fasi — costruire un percorso nel tempo attraverso anteprime, contenuti educativi e rilasci progressivi, permettendo all’opera di svilupparsi e trovare il proprio pubblico.
L’integrità artistica significa anche saper dire di no — riconoscere quando una modifica proposta o una piattaforma non sono in linea con l’essenza del lavoro Ma significa anche sapersi adattare: tradurre un’idea complessa in una forma capace di coinvolgere, trovare un equilibrio tra ricchezza sonora e chiarezza, e preservare l’architettura emotiva dell’opera anche mentre attraversa contesti diversi.
In definitiva, vedo Biscroma come uno spazio in cui eredità e strategia si incontrano. Ogni pubblicazione è pensata per durare, non solo come momento performativo, ma come contributo alla memoria culturale. E ogni decisione — dalla prima prova al mix finale — viene presa tenendo presenti sia la profondità artistica sia la risonanza con il pubblico.
Il progetto Promise of US potrebbe includere collaborazioni interdisciplinari — danza, arti visive, multimedia. Se ti venisse chiesto di creare un’opera in collaborazione con un artista visivo o teatrale per il Semiquincentenario, che tipo di progetto immagineresti e quali temi metteresti in evidenza?
Nelia Ross: Se fossi invitata a creare un’opera collaborativa per il Semiquincentenario, immaginerei una performance capace di mettere in dialogo voce, immagine e movimento, in cui ogni disciplina contribuisce con il proprio linguaggio a un arco emotivo condiviso. Lavorerei a stretto contatto con un artista visivo o teatrale per concepire un ciclo di canzoni scenico o una suite vocale, integrando proiezioni, materiali d’archivio e una coreografia essenziale, così da arricchire la narrazione senza sovrastare la musica.
Dal punto di vista tematico, mi concentrerei sull’idea di eredità — non solo su ciò che riceviamo dal passato, ma su ciò che scegliamo di portare avanti. Questo potrebbe includere storie di migrazione, lavoro e resilienza; l’evoluzione degli ideali civici; oppure quelle storie intime e personali che spesso restano non documentate. Vorrei che l’opera restituisse la complessità dell’identità americana, offrendo al tempo stesso momenti di intimità e riconoscimento per il pubblico.
Dal punto di vista musicale, attingerei sia al linguaggio classico sia a quello contemporaneo, modellando la linea vocale in modo da sostenere il peso emotivo di ogni storia. L’obiettivo sarebbe creare una performance capace di essere al tempo stesso radicata ed espansiva, ancorata alla storia ma pienamente viva nel presente.

In sostanza, si tratterebbe di una suite vocale scenica o di una performance di lunga durata, capace di unire il canto dal vivo alla narrazione visiva e al movimento.
Sarei l’interprete centrale, guidando l’arco emotivo attraverso composizioni originali, un repertorio selezionato e interventi parlati. L’obiettivo: illuminare la complessità dell’identità americana attraverso testimonianze personali, frammenti storici e riflessione musicale.
Struttura tematica
Prologo: La terra e la voce
- Un brano vocale solista accompagnato da paesaggi proiettati e testi della prima America.
- Introduce il concetto di eredità: ciò che portiamo con noi, ciò che scegliamo di ricordare.
Ritratti in musica:
- Una serie di brevi pezzi vocali, ognuno rappresenta una voce diversa:
- La lettera di una donna della frontiera
- Una ninna nanna di un migrante
- Il discorso di una suffragetta
- Un canto popolare di un lavoratore
- Una riflessione contemporanea di un giovane artista
- Ogni brano è introdotto da un breve intervento parlato e accompagnato da un motivo visivo.
Interludio: Frattura e ricostruzione
- Passaggio strumentale o voce-parlata con proiezioni stratificate di momenti storici chiave: guerre, proteste, migrazioni.
- Movimento e luci si trasformano per riflettere rottura e resilienza.
Dialogo e confluenza:
-Sezione collaborativa con artisti ospiti, ad esempio un duetto con una cantante nativa americana o un ensemble multilingue.
- Mette in evidenza la pluralità e lo spazio condiviso.
Finale: La promessa verso il futuro
- Un inno originale o una ballata riflessiva che invita il pubblico a considerare il proprio ruolo nella costruzione della memoria.
- Si conclude con un momento di silenzio o un invito alla riflessione.
Perché potrebbe funzionare per il Semiquincentenario?
- È emotivamente coinvolgente senza risultare didascalico.
- Valorizza la pluralità delle storie, mantenendo al centro la tua voce e la tua direzione artistica.
- È scalabile, da spazi intimi fino a palcoscenici di rilevanza nazionale.
- Invita al dialogo attraverso incontri post-performance, materiali educativi ed estensioni digitali.
Infine, al di là di titoli, premi e performance, come desideri che la tua musica continui a risuonare nei decenni a venire? Che tipo di eredità speri di lasciare nella memoria culturale, soprattutto attraverso confini e generazioni?
Nelia Ross: Spero che la mia musica continui a vivere negli spazi in cui l’emozione incontra la memoria, dove una melodia richiama un momento, un verso accende una riflessione, o una performance diventa parte dell’archivio personale di qualcuno. Sono meno interessata a essere ricordata per un genere o per un traguardo specifico, e più a capire come il lavoro continui a circolare: come venga cantato di nuovo, reinterpretato, o utilizzato per accompagnare momenti significativi nella vita delle persone.
Attraverso confini e generazioni, vorrei che la mia eredità riflettesse adattabilità e profondità. Questo significa creare una musica capace di essere tradotta — linguisticamente, emotivamente e culturalmente — senza perdere la propria essenza. Vorrei che gli artisti del futuro sentissero di poter costruire su ciò che ho creato, non semplicemente conservarlo. E spero che gli ascoltatori, ovunque si trovino, percepiscano nell’opera un invito: a entrare in relazione, a rispondere, e a portarla avanti a modo loro.
In definitiva, non misuro il mio lavoro attraverso l’applauso o il riconoscimento, ma attraverso la sua capacità di restare in movimento — nel tempo, tra le lingue, tra le vite. Se una canzone che ho registrato verrà cantata di nuovo tra decenni, o se una performance darà origine a una conversazione in un luogo in cui non sono mai stata, allora la musica sarà ancora viva.
È questa l’eredità che desidero: non la permanenza, ma la continuità.

1. La mia interpretazione di “Running” (S. Brightman) durante il Mark OToole Show al Sun City Anthem Freedom Hall
2. Interpretazione di “Shallow” (L. Gaga) durante la mia produzione “Cinema in Concert”
3. La mia versione di “My Way” (F. Sinatra) con la Barry Manilow Band e J. Melotti come direttore musicale, durante il mio programma TV “A Vegas Beginning starring Nelia Ross” su NBC TV3
4. Voce e pianoforte, interpretazione di “Hello” (L. Richie)
5. Video ufficiale del mio brano originale “True Light”
6. Estratto della mia interpretazione nel ruolo di Christine in The Phantom of the Opera, durante il tour europeo della mia produzione “True Light Show”
7. Altro video ufficiale di un mio brano originale, “I’m Flying”
8. La mia interpretazione di “Summertime” con la Ned Mills Orchestra durante la celebrazione del compleanno di Liberace all’Alexis Park











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